La Sardegna in vetrina nei scintillanti colori dei suoi abiti tradizionali.
La Cavalcata sarda è la festa della bellezza. Con questo appellativo la Regina Margherita di Savoia descrisse la sfilata di donne e uomini in costume per le vie di Sassari, quando venne in visita in città, assieme al marito Umberto I, re d’Italia, per inaugurare la statua dedicata a Vittorio Emanuele II.
Arrivano da ogni dove con sguardo fiero e passo orgoglioso.
Mostrano al pubblico la storia di un’isola, gli abiti dei loro avi.
Una tradizione che si ripete nel tempo ed è sempre capace di rinnovarsi e farsi apprezzare, nell’immutato splendore della sterminata collezione di vestiti, diversi tra loro per stoffe, colori, e motivi decorativi, ma accomunati dall’identico valore di appartenenza.
Sassari, nella penultima domenica di maggio, veste gli abiti della festa e diventa la capitale sarda del folklore, della musica e della tradizione isolana.
Spalanca il suo salotto per accogliere da tutta la Sardegna ciò che poi appare come una mostra esclusiva e itinerante.
Il segno tangibile di un passato recente ancora ben radicato in tutto il territorio.
Dai Bòes e Merdùles di Ottana, i Thùrpos di Orotelli, i Mamutzònes di Samugheo e i Mamuthònes di Mamoiada del Carnevale barbaricino, agli scalzi di Cabras, mentre riecheggiano sempre più insistenti i tuoni e gli squilli dei tamburini e trombettieri di Oristano.
Il viaggio nella tradizione prosegue: da Ittiri e i suoi monili ai colori di Orgosolo. Dalle affascinanti donne di Tempio alle Tracas, giunte dal sud dell’isola.
Una mirabile tavolozza cromatica, un magico scrigno di suoni, profumi e colori, in cui voce e organetto segnano il ritmo della festa.
Prima un ballo, poi un altro e un altro ancora.
Poco più avanti, gli uomini non rinunciano al gioco della morra; il clima è quello rilassato del piccolo borgo, dove si è riunita la folla, dove gli ospiti portano in dono il frutto del loro lavoro. Ce n’è per tutti i gusti: le ciliegie di Bonnanaro, le arance del Campidano, il pane di Dorgali e del medio Campidano, oltre a una fantasia di dolci dai mille sapori.
Il commiato dal grande pubblico si materializza col carosello di cavalli.
Centinaia, giunti a Sassari da tutta la Sardegna. Eleganti e composti salutano ed onorano gli spettatori, mentre i loro zoccoli rumoreggiano nelle vie gremite di folla.
Poche ore dopo: criniere al vento, all’Ippodromo Pinna, è il momento del coraggio e dell’abilità; è il momento delle pariglie.
Geometrie ardite e quasi impossibili, disegnate da cavalieri e amazzoni, in sella ai loro animali, lanciati in una corsa sfrenata.
Non esiste tentennamento, la paura è bandita.
La giornata volge al termine: nel cuore resta scolpita l’emozione di un’isola, i suoi valori, la sua cultura. La mente intanto ripercorre le istantanee della sfilata, e già si proietta al maggio successivo per una nuova ed intensa Cavalcata sarda.