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  • L'autrice comica fa capolino all'Argentiera e si racconta: il legame con la Sardegna, l'affitto da pagare a Milano e il sogno di un film con Ozpetek
  • L'autrice comica fa capolino all'Argentiera e si racconta: il legame con la Sardegna, l'affitto da pagare a Milano e il sogno di un film con Ozpetek
18-08-2010 | Persone | di Laura Fois
Geppi Cucciari (InSardegna.tv)Geppi Cucciari torna spesso in Sardegna. L'abbiamo incontrata all'Argentiera, sede suggestiva della terza edizione del festival “Sulla terra leggeri”, svoltosi dal 30 luglio al 1 di agosto. La nota attrice, assieme allo scrittore Flavio Soriga, è anche una delle ideatrici dell'unico festival letterario sardo in riva al mare. Il vecchio borgo minerario ha così fatto da scenografia mozzafiato, mentre sul palco, al chiaro di luna, si sono intervallati artisti, scrittori e musicisti di rinomata fama.
Con la Cucciari abbiamo scambiato due chiacchiere poco prima della sua esibizione, che l'ha vista protagonista assieme allo scrittore Matteo B. Bianchi e a Ivan Cotroneo, autore della serie “Tutti pazzi per amore”, nonché sceneggiatore dell'ultimo capolavoro di Ferzan Ozpetek “Mine vaganti”.
Geppi, partiamo dal tuo spettacolo teatrale “Si vive una volta. Sola” e dai tuoi libri pubblicati di recente: “Meglio donna che male accompagnata” e “Meglio un uomo oggi”. In tutte e tre le produzioni affronti il tema dell'amore, ma lo fai in modo diverso. Perché questa scelta e cos'ha uno spettacolo in più di un libro e viceversa?
«Lo spettacolo, e tengo a precisare il punto dopo il “si vive una volta”, nasce dai monologhi di Zelig. Sono stati quelli il punto di partenza di una produzione che ha un respiro teatrale e si nutre di velleità prettamente comiche. I libri hanno un taglio molto umoristico. Io amo scrivere, collaboro ormai da quattro anni con Donna Moderna ed è un'esperienza importante. Insomma, credo di avere qualcosa da dire».
Parlaci un po' dei tuoi inizi...
«Ho cominciato a Milano. In Sardegna, a parte brevi e comiche esperienze come quelle all'oratorio, non ho avuto le opportunità, e per questo sono dovuta andare via. Purtroppo. Ma a Milano ho subito trovato un palco e un pubblico col quale confrontarmi. Questo è un aspetto molto importante. Ho collaborato col gruppo Scaladasole, dove ho conosciuto Lucio Wilson, e con lui ho iniziato la gavetta a Zelig e da lì e grazie al suo apporto che è cominciato tutto».
Pensi quindi che se non avessi lasciato la Sardegna non avresti mai fatto ciò che volevi davvero fare?
«Esatto. Fosse stato per me, sarei rimasta qua, ma appunto non potevo. Dipende da ciò che vuoi fare. Se vuoi fare cabaret, la comica o lo scrittore, te ne devi andare. A Milano ti “buttano” subito su un palco e ti accorgi subito se hai le carte in regola per andare avanti. È un'altra realtà. Lì continuo a frequentare laboratori di cabaret. Sono indispensabili per il mio lavoro».
Torni spesso in Sardegna?
«Tantissimo. Ne ho bisogno. Amo questa terra e come tutti i sardi sento il legame forte con l'isola. Prima ho detto che se non avessi lasciato la Sardegna non avrei potuto fare quello che volevo, ma riconosco che non sarei neanche mai tornata così contenta come succede adesso».
Cos'è per te la comicità?
«Per me è un'inclinazione naturale che mi permette di pagare l'affitto a Milano. È anche un fenomeno sociale. Dico a livello creativo. Per me l'allegria è diventata un mestiere perché lo faccio tutti i giorni».
Ma gli uomini hanno qualche pregio?
«Certo. Ma anche le donne hanno molti difetti. Ad esempio, sono molto petulanti. Diciamo che in più le donne hanno il pregio dell'autocritica. Gli uomini non sanno nemmeno che questa parola esista nel dizionario. A questo punto però ne approfitto per dire: basta! Fin dal mio debutto a Zelig sono stata sempre e solo quella che parla male degli uomini e questa cosa mi addolora moltissimo (sul palco lo stesso tema viene ripreso e dice che la fa imbestialire). È anche per questo che da tre anni non collaboro stabilmente con Zelig, anche se riconosco che mi ha dato moltissimo. Per me è stata una scuola. Io semplicemente esprimo il mio punto di vista. Parlo di donne alle donne e dico quello che penso. E ora faccio la TV».
Cosa c'è nel tuo futuro? Hai ricevuto delle proposte?
«Non lo so cosa farò nel futuro. Spero di potermi continuare a pagare l'affitto. Poi valuto proposte come attrice. Ho detto no ai film di Natale e non sono arrivate le proposte che speravo. Ho un ricordo bellissimo del film fatto con Carlo Verdone (Grosso, Grasso e Verdone) e sarebbe un sogno che Ozpetek mi chiamasse per i suoi film».
Quel sogno lo esprime a gran voce anche sul palco, mentre Cotroneo le sorride interessato e manifesta il suo consenso. Geppi Cucciari parla senza peli sulla lingua, lo fa in modo ironico, pungente e divertente. Scrosciano applausi e risate. Anche Geppi Cucciari in fondo è una mina vagante. Di umorismo travolgente e intelligente. Lì, tra le vecchie miniere e un cielo stellato, la nostra mina sarda sogna di esplodere ancora. E noi facciamo il tifo per lei. Perché in fondo, neanche a trentasette anni suonati (ci permetta anche a noi un po' di ironia) non si deve smettere di sognare.
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